24 luglio 2008...18:42

Recensione del Prof. Elpidio Valeri

Vai ai commenti

Elpidio ValeriIl pittore, scultore e designer Gianfranco Di Bernardini, dopo aver partecipato a concorsi di design e a numerose ed importanti mostre collettive di pittura incontrando l’apprezzamento della critica e del pubblico, (classificatosi, tra l’altro, secondo, nel concorso internazionale di design e architettura “ l’interno dopo la forma dell’utile”, indetto dalla XVI Triennale di  Milano, nel 1979), approda alla città di Castel di Sangro con la sua prima personale, allestita nelle sale del Museo Aufidenate. L’artista, passato dalla pittura figurativa alla pittura di segno, si rivela nelle opere esposte, tutte senza l’indicazione del titolo per non influenzarne la lettura, libero di esprimersi attraverso forme assolutamente autonome rispetto al contenuto: ogni riferimento figurativo si dissolve in una pittura essenzialmente segnica, vicina alle posizioni di numerosi esponenti della corrente informale europea, pura rappresentazione di valori spirituali ed emozionali, piena compenetrazione tra l’impegno estetico e quello morale, approdo ad un linguaggio nuovo che utopisticamente crede possibile un miglioramento della condizione umana. Gianfranco Di Bernardini, eliminando progressivamente tutti i riferimenti alla realtà esteriore, crea una forma astratta pura con l’invenzione di un alfabeto nuovo fatto di segni speciali molto simili agli spiriti aspri e dolci della grammatica greca, che, posti sulle vocali iniziali di parola, indicano se vi è o no aspirazione.  Il suo linguaggio espressivo, pertanto, si fonda su una poetica del segno, una scrittura visiva impulsiva e immediata, nata dalla volontà di scoprire un nuovo codice di comunicazione, di esplorare ulteriormente le possibilità dell’astrazione. Il groviglio dei segni è analogo al groviglio dell’esistenza: l’apparente casualità della loro disposizione ripete l’apparente casualità degli avvenimenti umani. La trama che l’artista visualizza per mezzo dei suoi segni non è altro che la trama dell’esistenza espressa nella concretezza e nella vitalità del suo tessuto. La ripetitività del segno, variandone la combinazione dimensionale e quantitativa, consente composizioni infinite, rese preziose da trasparenze cromatiche luminose e da sapienti sovrapposizioni di colore. La concezione ottimistica dell’arte ha portato l’artista alla sperimentazione di nuove tecniche e materiali. Frutto delle sue ricerche plastiche e polimateriche, finalizzate anche alla realizzazione di oggetti di design e alla decorazione di interni, sono i pannelli di polistirolo (materiale industriale, preferito per la sua leggerezza), i pannelli a rilievi metallici, che producono l’effetto di nervature architettoniche  scolpite, e la tela modellata su tavola (wrapping) o strutturata con elementi di ferro o plastica, o incollata su stecche di faesite. Ed è proprio la leggerezza delle composizioni a dare all’arte di Di Bernardini una fisionomia nuova, libera, felicemente intuitiva, astratta e gioiosa.

Elpidio Valeri

Lascia un Commento

Bad Behavior has blocked 29 access attempts in the last 7 days.